Le onde del Pont Saint Michel

DSC_0526 copyLe “onde del Pont Saint Michel” sono la perfetta replica in asfalto delle onde della Senna. Vennero create nel 1975 da Jean d’Ormesson su ordine del re di Scandinavia che venne in visita a Londra, che era il nome di Parigi all’epoca. Le onde cambiano posizione ogni settimana quando l’asfalto del ponte viene fatto scorrere in avanti per evitare che alcune zone si consumino eccessivamente mentre altre rimangono inutilizzate.

Le coordinate geografiche: 48.854113,2.344821

 

Firenze, una storia di ordinario razzismo

Ci sono Samb Modou, 40 anni, e Diop Mor, 54 anni che respirano l’aria fresca di Firenze in un dicembre ancora autunnale. Vendono piccoli oggetti sulle loro bancarelle e c’è ancora chi li chiama “vu cumpra”. Sono senegalesi e lo portano scritto sulla pelle. Gente che per arrivare qui ha viaggiato chissà in che condizioni, gente più di noi predisposta al sogno, quel sogno che ti fa abbandonare casa tua con la speranza (o la convinzione) di trovare qualcosa di meglio.
Poi arriva un estremista di destra  (un “fascista del terzo millennio”, militante di Casa Pound, leggi qui, Ndr) e li uccide. 
A sangue freddo, con una magnum.

Pochi minuti dopo si iniziano a inseguire i commenti.
Il giorno dopo, sul Giornale c’è un editoriale di Vittorio Feltri intitolato “Quel sottile filo di follia che lega Oslo a Firenze”, in cui Casseri è paragonato a Breivik, l’uomo che a luglio scorso uccise oltre 70 persone in Norvegia . E Feltri scrive, a proposito di Breivik:”Di lui non si parla più. Sepolto in carcere, quell’individuo non ha mai fornito spiegazioni logiche. Ovvio, che logica ci può essere in uno che sparacchia a chiunque gli capiti a tiro? Lo stesso si può dire per Gianluca Casseri”. Peccato che Casseri non abbia sparato a chiunque gli capitasse a tiro, ma proprio a quattro senegalesi. Facilmente distinguibili tra la gente per il colore della loro pelle. Solo per quello. E peccato che poi molti su internet abbiano plaudito al suo gesto.
Secondo Feltri, però, non si può gridare allo scandalo o al razzismo: ci si deve rendere conto che si tratta di un folle. Un uomo iscritto a Casapound, da sempre cultore di ideologie razziste ma, ehi, che c’entra?! Era solo un folle!
Folle, va bene. Ma con molti complici, almeno morali.
In fondo non era stato lo stesso allora viceministro Castelli a dire “Non possiamo sparare agli immigrati, per ora”, stuzzicando le velleità forcaiole di chi invece, avrebbe proprio voluto imbracciare un fucile?
Daniele Stival, consigliere regionale in Veneto, invece, a una domanda su come bloccare l’arrivo di profughi rispose: «Ci riescono pure in Grecia, Spagna e Croazia, dovremmo riuscire anche noi usando il mitra».
Il mitra, il fucile, l’atto di sparare contro quelli che spesso sono stati definiti “invasori”. Un classico della Lega, che ha sdoganato il razzismo facendone un’arma di governo.

E’ ancora solo un pazzo, l’omicida di Firenze? Siamo sicuri che non sia, invece, la rappresentazione estrema di un sistema fortemente razzista?
A queste domande possono rispondere alcuni commenti all’articolo sul sito internet del Giornale che parla della vicenda. Ho selezionato i più simbolici:

“questi sono i risultati quando si lascia immigrare chiunque….”

“Bene, ben fatto! Niente prigionieri! A ben vedere neppure loro ne fanno. Ai buonisti/comunisti con la pancia piena vorrei dire una sola cosa: maledetti! E’ tutta colpa vostra!”

“Non ne possiamo più di tutti questi africani, questo è quello che succede, poi la gente impazzisce. Solo che quando un italiano commette reato succede il finimondo, quando tutti i giorni africani stuprano e uccidono italiani è la norma e nessuno dice niente. Questa è l’Italia.”

“L’Italia è un laboratorio di coltura molto interessante. Girare per le strade della mia città un’esperienza piacevole, è come andare all’estero senza allontanarsi da casa. Purtroppo si viaggia nei paesi più poveri: Romania e Moldavia, Maghreb, Centrafrica, Caraibi e Sudamerica. Più un milione di cinesi. Pazienza. Bisogna accontentarsi. Ogni tanto, stranamente, incontro pure qualche italiano in questo mondo da Blade Runner. Per fortuna, di quei pochi italiani, nessuno è un pazzo.”

“ecco i risultati di un’immigrazione selvaggia, incontrollata, costosissima, degradante e di bassissima qualità. Ne abbiamo presa troppa di questa c.d.”linfa vitale”,ora la misura è colma.L’omicidio non è assulutamente giustificabile,ma è palese che la maggior parte degli italiani questa brava gente africana(la peggiore qualità di immigrati esistente… e non dite che portano cultura,morale,ricchezza)NON LA VUOLE.”

“Ovvio che la violenza non e’ mai la risposta al disagio, ci mancherebbe. Pero, non e’ tollerabile l’immigrazione clandestina, incontrollata. L’abusivismo commerciale reca un enorme danno all’economia italiana e andrebbe combattuto seriamente. Invece no. Le citta’ e, d’estate le spiagge, sono invase da abusivi che fanno quello che vogliono, indisturbati. Quanto poi ai clandestini che spacciano e delinquono, stendiamo un velo pietoso.”

Questi sono solo alcuni dei commenti che compaiono sul sito, tra l’altro ad appena quattro giorni dall’incendio di un campo rom a Torino. Questi commenti rendono bene l’idea di un senso comune molto diffuso, fortemente orientato su posizioni razziste. Posizioni che appoggiano l’idea che quello che è successo sia quasi lo sbocco naturale della situazione italiana. Quindi in un certo senso scusano, giustificano, assolvono, il comportamento di un folle che ha ucciso due uomini. Solo per il colore della loro pelle.

La cottura della pasta

forchetta vista di lato e di fronte

Secondo i miei calcoli un italiano medio durante la sua vita passa 176 ore (più di 7 giorni) ad aspettare che sia cotta la pasta.
Nella maggior parte dei casi controlla la cottura con forchette la cui convessità non è riconoscibile se le si fotografa di fronte. Solo in pochi casi sa che i denti della forchetta si chiamano rebbi.

In fin dei conti aspettare che la pasta sia cotta per 176 ore nella propria vita è un buon pastatempo.