Scendo a comprare le sigarette

Una descrizione un po’ approssimativa di quando scendo a comprare le sigarette.

Io scendo a comprare le sigarette. Allora innanzitutto metto i piedi a terra, visto che sono appollaiato sulla sedia. Poi faccio una pressione sui quadricipiti per sollevare il bacino dalla seduta e lo porto avanti. Contemporaneamente, e con grande coordinazione, raddrizzo la schiena e nel farlo le pieghe della mia felpa nera scompaiono, ammansite dalla forza di gravità. Ecco, sono in piedi. Con una lieve torsione del busto all’indietro e verso destra arrivo a poggiare una mano sullo schienale della sedia, tendo i muscoli dei polpacci e la spingo indietro, la sedia, quel tanto che basti a permettermi di allontanarmi dalla scrivania. Ed ecco che riporto avanti la mia fedele mano destra, al mio fianco, la lascio pendere all’altezza del bacino e al contempo volgo il viso alla sinistra, verso la porta. Allora uso la gamba sinistra come punto d’appoggio e sollevo appena la destra, compiendo col piede un arco di dieci centimetri. Un millesimo di secondo dopo usando il bacino bilancio il mio peso a destra e stavolta è proprio la gamba destra a fare da perno. mentre alzo la sinistra per fare un passo proprio in quella direzione, facendo insieme ruotare il piede di circa 45 gradi. Mi trovo così ad avere i piedi uno perpendicolare all’altro, i due talloni che si toccano ma in direzioni opposte. Poi alzo il piede sinistro e lo porto avanti di circa dieci centimetri, distanza calcolata alla perfezione in modo da poter spostare poi anche il piede destro, ruotandolo verso sinistra di circa 90 gradi e portandolo in posizione parallela rispetto al precedente. Quest’ultima è un’operazione molto complicata perché nel passare il peso da una gamba all’altra il rischio di cadere aumenta considerevolmente, ma ormai sono in grado di svolgerla senza troppo rischio. Anzi, è diventata per me un’operazione così di routine, che ormai non sento nemmeno il brivido del pericolo.
Adesso davanti a me ho la porta di casa e raggiungerla è un gioco. Piede sinistro avanti, poggio il peso sulle dita del destra, alzo la gamba la faccio avanzare e magicamente supero con il piede destro il mio piede sinistro. Così altre due volte finché non mi fermo, alzo la mano sinistra e stacco il giubbotto dall’attaccapanni. Infilo la manica sinistra, poi la destra, lo indosso. Con la mano destra giro le chiavi nella toppa e poi abbasso la maniglia. Facendo un piccolo sforzo di trazione e spostando il mio peso all’indietro apro la porta. Tolgo le chiavi dalla serratura e abbassando il braccio le infilo in tasca. Metto il piede destro avanti, sullo zerbino. Poi faccio scivolare il sinistro. Poi mi giro con una veloce torsione e chiudo la porta alle mie spalle. Mi giro ancora. Davanti a me ho uno spazio sterminato, chilometrico, enorme, infinito, meraviglioso, sproporzionato, vastissimo, lievemente inquietante, oceanico, insondabile, sterminato, smisurato, incontenibile: il pianerottolo.

Una foto della scena:

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